Oggi facciamo 4 chiacchiere con Rudy Mesaroli
Classe 1989, Rudy Mesaroli è oggi uno degli Head Judge di Project Judges, ma il suo percorso nasce da molto più lontano.
Siamo nel 2010, a Trani, in Puglia. Da sempre appassionato di sport, Rudy inizia il suo percorso nel mondo del Functional Training, per poi entrare nel CrossFit nel 2014. Nello stesso anno ottiene i primi due livelli e apre il suo box, CrossFit Trani.
Spinto da curiosità e voglia di crescere, continua a formarsi: completa tutti i CrossFit Specialty Course e parallelamente si specializza con la FIPE, diventando allenatore e personal trainer.
L’inizio nel mondo del judging
Il primo passo arriva quasi per gioco.
Nel 2014 Rudy decide di affrontare il suo primo Judges Course, iniziando a partecipare alle competizioni italiane come giudice. All’epoca, molte gare erano gestite con chiamate aperte, e il sistema era ancora poco strutturato.
Dopo aver scoperto una vera passione per questo ruolo, entra in contatto con Project Judges nel 2016 grazie a Marco Masullo. Da lì inizia un percorso che lo porterà, negli anni, a crescere fino a diventare Head Judge.
Un momento chiave? L’ingresso nel reparto di correzione video, dove viene notato per la sua precisione. È qui che incontra Morra, figura centrale nel suo percorso, che lui stesso definisce con ironia “il Signore Oscuro”.
La crescita: da Judge a Head Judge
La prima gara ufficiale con Project Judges arriva nel 2017, al CrossFitness Beach Pietrasanta.
Ciò che colpisce subito Rudy è lo spirito del team: persone che sacrificano tempo, lavoro e famiglia per una passione comune.
Perché sì, il Judge è un volontario.
E proprio per questo, trovare un’organizzazione che garantisse pasti, acqua e alloggi rappresentava, all’epoca, una vera rivoluzione.
Negli anni Rudy ricopre diversi ruoli:
- Judge
- Team Leader
- Assistant Head Judge
- Head Judge
Fino a diventare una figura di riferimento nelle competizioni, anche a livello internazionale.
Le sfide del judging
Una delle difficoltà principali? L’adattamento.
Gli standard di giudizio possono variare da paese a paese. Un esempio concreto è l’handstand walk:
in Italia viene richiesto controllo sulla linea finale, mentre all’estero è spesso consentito “tuffarsi” oltre la linea con entrambe le mani.
Questo significa mettere da parte le proprie abitudini e adattarsi rapidamente a nuovi criteri.
Una skill che, come sottolinea Rudy, si sviluppa solo con l’esperienza.
Cosa spinge a viaggiare per il mondo
La risposta è semplice: curiosità e voglia di imparare.
Ogni gara rappresenta un’opportunità di confronto con altri professionisti del settore, uno scambio continuo di conoscenze e approcci diversi.
Dalle competizioni internazionali si imparano nuove modalità di gestione del team, comunicazione e organizzazione.
E poi c’è un aspetto umano fondamentale:
Project Judges è diventata per Rudy una seconda famiglia.
Il ruolo del Judge: molto più di una No-Rep
C’è un grande equivoco nel mondo del CrossFit:
il judge non è lì per dare no-rep.
È lì per convalidare le reps.
Il workout, in fondo, si svolge in due:
- l’atleta
- il judge
L’atleta esegue il movimento rispettando uno standard.
Il judge verifica e convalida.
La no-rep? È solo un incidente di percorso.
Ciò che fa davvero la differenza è il feedback:
un semplice “Scendi!” durante uno squat può migliorare immediatamente la performance dell’atleta e rendere il giudizio trasparente anche per il pubblico.
Equità, rispetto e formazione continua
Project Judges basa il proprio approccio su tre pilastri:
- formazione continua
- rispetto reciproco tra atleta e judge
- coerenza nel giudizio
“Nel dubbio è no-rep” è un concetto che Rudy rifiuta completamente.
Non esiste il “quasi”.
O lo standard è rispettato, oppure no.
Ed è proprio questa chiarezza che garantisce l’equità di una competizione.
Orgoglio e comunità
Al di fuori delle gare, Rudy trova una delle sue più grandi soddisfazioni nel proprio box.
Durante le sue assenze, gli atleti si organizzano autonomamente: gestiscono le classi, rispettano gli spazi e portano avanti la programmazione.
È questo, racconta, che lo rende davvero orgoglioso.
Una comunità che funziona, cresce e si supporta.
Conclusione
Il judging è molto più di un ruolo tecnico.
È passione, responsabilità, crescita continua e, soprattutto, rispetto per lo sport e per gli atleti.
E come dimostra il percorso di Rudy Mesaroli, è anche un viaggio fatto di esperienze, relazioni e dedizione totale.

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